Imparare a cooperare senza rinunciare all’individualità

La pluralità di bisogni e abilità dei bambini, spesso vissuta come un limite alle attività in gruppo, è invece una risorsa per educare alla cooperazione e alla ricerca di strade alternative

09.04.2018  – Annalisa Perino, formatrice montessoriana, Biella

La maggior parte dei bambini, prima dei 3 anni e mezzo, fatica a lavorare in gruppo: si sentono maggiormente a loro agio nelle attività individuali, specialmente in quelle in cui non sono ancora “capaci”.
Interessi, obiettivi, modalità e tempi di lavoro sono fortemente soggettivi e personali. Ad esempio, alcuni bambini molto abili nel linguaggio devono ancora esercitarsi sul coordinamento motorio, così come chi è abile nell’orientamento spaziale potrebbe dover allenarsi nel disegno o nella relazione con gli altri.

Pluralità di bisogni e difficoltà organizzative   

Queste specificità individuali rendono complessa l’organizzazione di attività di gruppo, che spesso si rivelano di difficile gestione: alcuni bambini sono interessati, altri meno, alcuni sono già molto competenti, altri non ancora.
La maestra può faticare a condurre un’attività strutturata e omogenea, perché deve riuscire ad adattare la comunicazione, il materiale impiegato, la difficoltà d’esecuzione e le tempistiche a una pluralità di bisogni e abilità.
Intorno ai 6 anni, tutti i bambini hanno raggiunto un buon grado di sviluppo nelle varie competenze: motorie, linguistiche, manuali e relazionali. Questa “omogeneità” rende i bambini pronti al confronto e alla condivisione.
Dopo i 4 anni si accentua il desiderio di “fare insieme”: cresce l’interesse per i giochi di società e per il gioco simbolico e i bambini amano svolgere attività con gli adulti e in compagnia dei coetanei.

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