Come si è evoluto il ruolo del padre

Se fino ad alcuni anni fa i padri si limitavano a dare ordini e punizioni, ora accompagnano i figli nella crescita

25.02.2016  – Paolo Ragusa, formatore e counselor, Genova

Il ruolo paterno è cambiato nel tempo: non più autoritario, oggi il modello vincente è quello del padre evolutivo, che si confronta con la madre, accompagna il figlio nella crescita, ma è capace di dire “no”.

Viviamo un momento storico e sociale del tutto nuovo e ricco di potenzialità interessanti per la figura del padre. Fino al secolo scorso il padre era una figura fondamentalmente assente dal percorso di crescita dei figli e il cui ruolo educativo si giocava sostanzialmente attraverso i comandi e le punizioni (chi non ricorda la tipica frase materna che calmava istantaneamente gli animi: «Se non la smettete, stasera lo dico a papà!»). I bambini avevano paura del padre che, con le sue sgridate e i suoi castighi, suscitava sensi di colpa e, spesso, lontananza affettiva.

Ma il tempo del padre-padrone è finito, l’autoritarismo ha perso legittimità e interesse: ci siamo interrogati su come recuperare relazioni sincere, intime con i nostri figli, nell’intento di crescere bambini più sereni. Oggi i padri ci sono, sono presenti nella vita dei figli e sono alla ricerca di un modo propriamente “paterno” per aiutarli a crescere.

Si è passati, però, da un estremo all’altro. Trascorsa l’epoca del padre siamo passati all’epoca del figlio, caratterizzata da un eccesso di cura, di ansia, di preoccupazione rispetto al benessere e, fondamentalmente, da una rinuncia da parte dei genitori al loro ruolo educativo, in particolare quello paterno. I bambini spesso comandano gli adulti, sono caricati della responsabilità di decisioni che non dovrebbero spettare a loro («Dove hai voglia di andare questo weekend?»; «Quale nome vuoi dare al tuo fratellino?»; «Preferisci mangiare davanti alla TV?»). Si cerca con mille spiegazioni di motivare le regole e i no, nella convinzione che sia possibile far capire a un bambino di 5 anni, con argomenti certamente razionali, perché non può vedere soddisfatti subito i propri desideri.

Materno e paterno, codici educativi fondamentali

La funzione materna, al di là di chi la adempie, è indispensabile per vivere: i cuccioli umani hanno bisogno di un accudimento decisamente maggiore di quello di qualsiasi altra specie. Per questo, lungo tutto il primo anno, ma anche per buona parte dell’infanzia, il codice materno gioca un ruolo predominante: nutre, si prende cura, custodisce, protegge. Il paterno in questa fase iniziale non ha un ruolo definito, e spesso questo può scatenare crisi di coppia. Crescendo, però, serve che il ruolo del codice materno diminuisca e man mano cresca quello paterno, che da un lato è l’elemento che separa la madre dal figlio, dall’altro ciò che consente ai figli di diventare grandi, di imparare a stare al mondo, ad affrontare le difficoltà, a gestire i desideri, a tirar fuori le proprie risorse.
Non necessariamente i codici coincidono con il maschile e il femminile biologico: oggi il ruolo paterno è spesso giocato dalla donna, e i padri sembrano “mammi”. Se le donne però hanno per molti aspetti, con i cambiamenti sociali e culturali del secolo scorso, ridefinito la loro identità, questo non è avvenuto per gli uomini. Rispetto al loro essere padri spesso non hanno ancora individuato una possibilità alternativa di interpretare il proprio ruolo, che non rimandi al padre-padrone e non si appiattisca nella dedizione e nella cura.

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