Empatia significa anche imparare a saper dire “No”
Crescere bambini autonomi e sereni significa abbandonare i metodi educativi autoritari, o troppo permissivi, e concentrarsi invece su bisogni e sentimenti
27.04.2018 – Giuditta Mastrototaro, pedagogista, Milano

Spesso l’espressione “educare con empatia” genera un fraintendimento, come se un’educazione empatica corrispondesse fondamentalmente al non dare limiti, o i bambini facessero tutto quello che vogliono mentre gli adulti dicono sempre di sì. “Empatia” vuol dire essere in connessione con sé stessi e con gli altri e una relazione empatica funziona nei due sensi: io ascolto e l’altro fa lo stesso con me.
L’aspetto fondamentale della pedagogia basata sull’empatia è che non si basa sul potere: “Io vinco e tu perdi” o viceversa. Simili metodi educativi autoritari o permissivi sono stati ampiamente studiati ed è documentato che ostacolino la crescita di una persona autonoma e serena. L’educazione empatica crea quell’ambiente fertile, quel clima accogliente, quello spazio di ascolto in cui tutte le competenze delle persone in relazione possono germogliare, crescere e dare frutto.
«Ma come si fa in pratica?», mi chiedono negli incontri a tema che spesso svolgo a Milano. Ecco quindi alcune riflessioni che possono aiutare a comprendere meglio il concetto del limite e qualche accorgimento utile per imparare a rispettarlo.

Gli effetti delle nostre azioni
I limiti sono elementi naturali del nostro vivere: quando attraversi la strada sai che ti è utile guardare per non essere investito; quando maneggi un libro sai che se strappi le pagine poi ti sarà più difficile ricordarne la storia, e così via. Questi sono gli effetti naturali delle nostre azioni ed è la vita a insegnarci quali conseguenze comporta il nostro agire. L’effetto naturale delle nostre azioni è un cardine importante nella crescita delle persone verso l’autonomia. Maria Montessori ha scritto: «Chi è servito invece di essere aiutato, in un certo modo è leso nella sua indipendenza». Ciò vuol dire che anche con le migliori intenzioni, servire o iperproteggere i figli per fare al posto loro o per rimediare al più presto alle piccole o grandi avversità che si incontrano nella vita non aiuta la crescita personale né facilita l’assunzione della propria responsabilità. Potrà sembrare un po’ spaventoso per alcuni genitori, ma a volte è più utile, invece che intervenire immediatamente, lasciare che i nostri figli si sporchino e dar loro il tempo di chiederci di aiutarli a pulirsi, lasciare che litighino per trovare delle soluzioni, che facciano male i compiti per poi scoprire che l’errore non è una cosa così terribile, perché semplicemente ci indica la strada su cui bisogna lavorare, che si vestano con i colori non coordinati ma da soli in base al proprio gusto.

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